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I Parchi del Veneto
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Ciò che salta immediatamente agli occhi è che il fiume ha da subito rappresentato una via d'acqua assolutamente privilegiata. Infatti, un livello pressoché costante durante l'intero arco dell'anno, senza piene e magre tali da pregiudicare la navigazione, senza rapide o tratti turbolenti difficili da affrontare e, inoltre, direttamente collegante con la laguna e Venezia, sono tutti fattori che hanno attribuito al fiume un valore assolutamente unico che, come tale, si è protratto fino alla metà degli anni sessanta, quando lo sviluppo deciso e uniforme del trasporto su gomma ha velocemente e definitivamente sottratto al fiume il suo ruolo di via di comunicazione, restituendogli però un compito altrettanto importante: quello di corridoio ecologico, elemento naturale ancor oggi in grado di attraversare senza soluzione di continuità un territorio pesantemente compromesso dalla pesante mano dell'uomo. Antiche piattaforme dedicate al lavaggio dei panni, mulini, porti, case nobiliari e popolari accompagnano la nostra escursione, fondendosi meravigliosamente con gli scorci naturalistici che comunque non mancano lungo il percorso.
L’itinerario, che si snoda tra Treviso e il Porto di Casier, è lungo circa 10 km e si sviluppa lungo le rive del fiume, localmente chiamate alzaie o restere, a scarsissimo traffico veicolare con lunghi tratti a utilizzo esclusivo per pedoni e biciclette. Il percorso parte dal Ponte della Gobba, località famosa quale ultimo porto "urbano" di Treviso tra la fine dell'800 e la Seconda Guerra Mondiale, che deve il suo nome a un'osteria molto apprezzata a inizio '800 e tocca varie località che faranno apprezzare in pieno la quieta bellezza del Sile. Tra queste, l’approdo di Fiera, dove si potrà ammirare il palazzo appartenuto a Michele Piovesan, con la sua caratteristica girandola sul tetto, a simboleggiare la fortuna del mestiere di armatore fluviale. A Borgo di Fiera è ancora possibile sedersi ai tavoli dell’osteria al Makalè per un’ombra, per poi percorrere le stradelle simili alle calli veneziane. Il Mulino Mandelli è un caratteristico edificio, costruito nel 1876, che un tempo rappresentava uno dei motori dell’economia della zona, macinando circa 120 quintali di farina al giorno e dando lavoro a 80 operai. È ancora possibile gustare i piatti tipici della cucina trevigiana all’Osteria da Nea, che risale ai primi del Nocevento, e dopo essersi qui ristorati, ammirare il cimitero dei burci, vecchie imbarcazioni per il trasporto merci dalla terraferma, oggi abbandonati alla loro sorte, che qui offrono rifugio a ogni specie animale di questo habitat naturale.