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I Parchi del Veneto
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L’ambiente
Una fascia collinare attraversa il Veneto in direzione prevalentemente trasversale andando a costituire l’elemento di connessione tra la regione prealpina e l’alta pianura. Questo importante sistema ambientale comprende le colline moreniche del Garda, le colline veronesi e della Lessinia, i Colli Berici, i Colli Euganei, l’area collinare pedemontana da Breganze a Conegliano e il Montello. I rilievi hanno origini diverse, glaciali, vulcaniche o strettamente tettoniche, e di conseguenza presentano caratteri morfologici peculiari e, in generale, di elevato pregio anche sotto il profilo paesaggistico. Le qualità ambientali, estetiche e climatiche di questi territori ne fanno senz’altro una delle più importanti risorse venete, ma anche una delle aree maggiormente sottoposta a pressioni antropiche di varia natura.
Il complesso di rilievi e versanti collinari si contraddistingue in genere per la presenza elevata di fauna vertebrata. La copertura forestale è spesso limitata a favore di coltivi e vigneti: prevalgono gli ostrio-querceti con dominanza del carpino nero sui castagneti che occupano aree di limitata estensione spesso inquinate da distribuzioni massicce di robinia.
Per quanto riguarda la fauna, gli aspetti più peculiari sono legati all’avifauna che è ben rappresentata, possiamo ricordare il falco pellegrino, il falco pecchiaiolo, il biancone, l’albanella reale, lo sparviere, la poiana, il gheppio, il lodolaio, il barbagianni, l’assiolo, la civetta, l’allocco, il gufo comune, la beccaccia, il cuculo, il succiacapre, l’upupa, il torcicollo, il picchio verde, il picchio rosso maggiore, la cappellaccia, l’allodola, lo strillozzo, il calandro, il prispolone, la pispola, lo spioncello, il sordone, lo stiaccino, il culbianco, il codirossone, la cesena, il tordo bottaccio, il tordo sassello, la tordela, l’occhiocotto, la bigia grossa, la bigia padovana, la bigiarella, la sterpazzola, il beccafico, il pigliamosche, la balia nera, il rampichino, il rigogolo, l’averla piccola, il fringuello, la peppola, il lucherino, il fanello, le cince e i luì. Tra gli anfibi sono da segnalare la rana dalmatina e l’ululone ventregiallo. La presenza di mammiferi è sottolineada da specie quali il cervo, il capriolo, il daino, ma anche il moscardino e altri micromammiferi risultano importanti. Tra gli invertebrati si ricordano il cerambice delle querce, e il cervo volante.
Tra le moltissime specie della flora presenti si ricordano tra le più significative il barbone, la lattuga montana, il fior di stecco, la dentaria a nove foglie, la cefalantera rossa, l’epimedio alpino, la limonella, il trifoglio acquatico, la sassifraga dei Colli Berici e la sassifraga del monte Tombea.
In questo ambiente rientra l’area protetta del Parco Regionale dei Colli Euganei.
Linee guida per lo sviluppo della rete ecologica
Per effetto della maggiore pressione che insiste sulle fasce collinari e pedemontane, dovuta in particolare all’espansione urbanistica, la biodiversità in queste zone è spesso di natura residuale e molto più vulnerabile che altrove (le orchidee più rare, ad esempio, si trovano prevalentemente proprio in questo settore). In molti casi, però, i cambiamenti di carattere gestionale, derivanti anche da modifiche nelle pratiche agricole, risultano più preoccupanti della stessa espansione urbanistica o dei miglioramenti della rete infrastrutturale. A questo proposito, alcuni approfondimenti su aree chiave possono fornire un quadro sufficientemente esauriente della situazione.
Nei Colli morenici del Garda i frammenti di biodiversità sono miscelati in modo assai originale per via del substrato e delle trasformazioni antropiche. I boschetti hanno una distribuzione varia: la roverella, il rovere e il castagno sono le specie dominanti. Occorre dare loro maggiore continuità per favorire alcune specie animali e assicurare livelli migliori di funzionalità ecologica. La presenza della robinia, ad esempio, rappresenta una forma di degradazione delle formazioni forestali della zona. I lembi prativi, più o meno aridi, restano un habitat prezioso, soprattutto se si evitano concimazioni troppo intensive e colture impattanti. In queste formazioni la flora è ricca e comprende numerose specie di orchidee.
Nelle Colline veronesi le coltivazioni pregiate e intensive hanno ridotto il livello di biodiversità, tuttavia le favorevoli condizioni climatiche offrono possibilità di sopravvivenza a specie di impronta mediterranea, pregevoli a livello regionale.
La fascia delle Colline basaltiche vicentine, di notevole valore potenziale anche per la fertilità dei suoli, è stata assai alterata. Gli aspetti più significativi sono quelli relativi ai boschetti mesofili, con rovere e castagno, che si alternano a piccole zone umide, spesso in stato di degrado.
La peculiarità dei Colli Asolani e di Soligo si fonda su aspetti ben identificabili, anzitutto i pratelli regolarmente falciati, ricchi di orchidee rare. Sono stati individuati anche una serie di biotopi umidi di elevato pregio che rappresentano una solida base per il completamento della rete ecologica. Anche i boschi, in particolare quelli ricchi di roverella, meritano attenzione: sono infatti una componente essenziale del paesaggio e possono costituire nuclei importanti di un complessivo progetto di riqualificazione.
Nell’ambito territoriale di Collalto-Refrontolo, dove le colture viticole rappresentano la coltivazione prevalente, a ridosso di un’alta pianura fortemente industrializzata e con diffusi centri commerciali, le aree boscate residuali assumono valenza straordinaria e costituiscono nuclei di salvaguardia insostituibili.
Il Montello è un’area assai nota e di importanza storica dove la pressione urbanistica e agricola sono in parte frenate dalle nuove direttive europee; tuttavia, le condizioni del bosco, famosissimo fin dai tempi della Serenissima, sono oggi precarie, con la robinia che occupa ormai il 90% del territorio. I residui nuclei di rovere e gli ambienti di forra necessitano di tutela; al tempo stesso, è importante promuovere azioni tese al recupero del patrimonio forestale. Le funzioni di corridoio ecologico sono oggi assicurate solo per alcune specie animali, la cui azione dipende più dalla struttura che dalla qualità del bosco.
I Colli del Vittoriese sono un’area strategica tuttora tra le meno compromesse. Nella zona sopravvivono lembi di prato arido, oggi a rischio soprattutto per abbandono o per utilizzazioni più intensive. Anche i collegamenti attraverso lembi boscati appaiono ancora ben strutturati. La qualità ecologica e naturalistica di alcuni tratti è decisamente elevata e meritevole di essere conservata.
I Berici costituiscono un comprensorio speciale, nel quale sopravvivono tradizioni agricole e selvicolturali che ne fanno un’isola di biodiversità preziosa. A parte microhabitat quali forre e grotte, vi è un’estesa copertura forestale con boschi di latifoglie sia di natura termoxerofila, con consorzi di carpino nero e querce, sia mesofila, come carpineti, castagneti, boschi misti con cerro e rovere. L’invasione della robinia richiede adeguate misure per il suo contenimento e un utilizzo che eviti interventi troppo frequenti o troppo estesi.
Il pregio naturalistico dei Colli Euganei, pur così sfruttati e tuttora soggetti a forti pressioni, non ha bisogno di essere documentato. A livello floristico si tratta di un unicum: i versanti a sud sono un’isola di mediterraneità ricca di vigneti e olivi nel monotono paesaggio della pianura padano-veneta, quelli a nord ospitano ancora relitti di comunità mesofile e mesoterme che hanno qui trovato rifugio. La diversificazione degli habitat è dettata da numerose componenti, inclusa quella legata ai diversi substrati di origine vulcanica, che favoriscono lo sviluppo di comunità vegetali altrove impensabili in territorio regionale.