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I Parchi del Veneto
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L'ambiente
Il Veneto si affaccia sull’Adriatico per circa 150 Km ricchi di situazioni ambientali e morfologiche estremamente varie e di altissimo pregio.
La fascia litoranea comprende il più importante sistema di lagune italiano e può essere suddivisa in ambiti ben riconoscibili per le loro caratteristiche: il Delta del Po, la Laguna di Venezia, le Lagune di Caorle e Bibione, le foci fluviali, il sistema delle dune litoranee e gli arenili.
Il valore ecologico delle lagune e del Delta del Po è ampiamente riconosciuto ed è sufficiente pensare alla varietà di situazioni che si trovano al loro interno per definirne la portata; d’altro canto non si devono trascurare situazioni meno estese, ma pur sempre rilevanti come ad esempio i sistemi dunali, recenti e relitti, in cui si possono rilevare situazioni ambientali rare e pregiate.
Il valore intrinseco di questi luoghi accentua le esigenze di conservazione soprattutto se si tiene conto del delicato equilibrio, a volte alterato dall’uomo, che si è instaurato tra l’ambiente costiero e l’ambiente marino. L’equilibrio è in genere di tipo instabile con la possibilità di evoluzioni rapide e in molti casi conosciute in tempi storici; basti ad esempio pensare ai rapporti che intercorrono tra le dinamiche di sedimentazione costiera, legate anche agli apporti fluviali, e le caratteristiche morfologiche della linea di costa.
Anche per questa tipologia di ambienti si riscontrano molti importanti elementi di pressione antropica, in alcune situazioni riferiti a processi produttivi e in altri ai flussi legati al turismo che in alcuni tratti rappresenta valori di punta su scala mondiale.
La varietà di ambienti naturali si riflette anche sulla presenza di elementi naturalistici pregiati ed estremamente variegati.
L’avifauna, sia per numerosità di specie che di esemplari la fa da padrona, un elenco sicuramente non esaustivo comprende il tuffetto, lo svasso maggiore, lo svasso piccolo, lo svasso cornuto, il cormorano, il marangone minore, il tarabuso, il tarabusino, la nitticora, la sgarza ciuffetto, la garzetta, l’airone bianco maggiore, l’airone cenerino, l’airone rosso, il mignattaio, la spatola, il fenicottero, il cigno minore, la volpoca, il fischione, la canapiglia, l’alzavola, il germano reale, il codone, la marzaiola, il mestolone, il moriglione, la moretta tabaccata, la moretta, il quattrocchi, la pesciaiola, il falco di palude, l’albanella reale, l’albanella minore, lo sparviere, l’aquila anatraia maggiore, il falco pescatore, il falco smeriglio, il falco pellegrino, il gufo di palude, il barbagianni, la schiribilla, la folaga, la gru, la beccaccia di mare, il cavaliere d'italia, l’avocetta, la pernice di mare, il corriere piccolo, il corriere grosso, il fratino, il piviere tortolino, il piviere dorato, la pivieressa, la pavoncella, il piovanello pancianera, il combattente, il beccaccino, la pittima minore, il chiurlo, il totano moro, la pettegola, il piro-piro piccolo, il gabbiano corallino, il gabbiano comune, la gavina, il gabbiano reale mediterraneo, la sterna maggiore, il beccapesci, la sterna comune, il fraticello, il mignattino, il succiacapre, il martin pescatore, il gruccione, l’occhiocotto, la cannaiola verdognola, la cannaiola, il cannareccione, il basettino, il migliarino di palude. Fra i rettili ricordiamo quelli legati agli ambiti costieri e ai margini lagunari: l’aspide, il biacco, il colubro liscio, l’orbettino, il ramarro, la testuggine palustre, la testuggine di Hermann. Per i pesci è doveroso menzionare il ghiozzetto cenerino, il ghiozzetto di laguna, la cheppia, il nono, lo storione cobice, il pigo, la savetta.
La flora è ricca e interessante, sono presenti, tra le altre: l’apocino veneto, l’ibisco litorale, l’asparago pungente, il ravastrello marittimo, la salicornia veneta, il lino delle fate piumoso, l’eufrasia di marchesetti, l’obione, il limonio del Caspio, la primula farinosa
Le aree protette comprendono il Parco del Delta del Po, con la Riserva Naturale Bocche di Po, la Riserva Naturale di Bosco Nordio e Valle Averto.
Linee guida per lo sviluppo della rete ecologica
Gli ecosistemi litoranei, lagunari e deltizi rappresentano un insieme di condizioni ambientali assolutamente peculiari e tra le aree più ricche in termini di biodiversità, ci sono proprio quelle lagunari e deltizie. La specificità di ciascuno di questi tre principali sistemi è evidente al pari delle diverse minacce che su di essi insistono.
Per il sistema lagunare è importante mantenere le risorse naturalistiche ancora presenti, soprattutto per gli elementi faunistici, ma anche per le praterie sommerse, le zone di barena, le casse di colmata.
Anche in contesti ambientali più o meno degradati, possono sussistere stazioni di specie importanti. Alcune aree campione, nelle quali non vi sono elementi di disturbo diretto, sono destinate all’evoluzione spontanea per valutare la differenza con altri siti in cui si procede con una gestione ordinaria.
L’originalità del sistema deltizio è ben conosciuta e la sua importanza per l’avifauna e per numerosi altri gruppi tassonomici altrettanto consolidata, ma anche la peculiarità di alcune fitocenosi merita attenzione. Il carico di sostanze estranee che raggiunge il sistema deltizio, è il risultato non solo delle politiche regionali, ma di quelle dell’intera Pianura Padana: per salvaguardare questo importante territorio, allora, è importante individuare una strategia da concordare con altre regioni. In ogni caso ogni misura capace di ridurre il carico inquinante e il disturbo risulterebbe favorevole alla conservazione e implementazione della biodiversità. Importante, ad esempio, evitare le monocolture intensive (inclusi i pioppeti, ad esempio), intervenendo con apposite misure di incentivazione e disincentivazione; la fruizione turistica, invece, se ben gestita e indirizzata verso le aree meno sensibili, è compatibile con gli obiettivi della rete ecologica.
Lo stesso ambiente costiero, in apparenza meno problematico rispetto a quello lagunare o deltizio, soffre di forti pressioni relative a espansioni urbanistiche e alla cattiva gestione delle aree seminaturali dunali e retrodunali. Prendendo come punto di partenza le aree meno compromesse, si potranno estendere i corridoi e rendere funzionali collegamenti che attualmente risultano del tutto improbabili in vaste aree. È prioritario per il sistema costiero individuare le aree non cementate o compromesse, i sistemi dunali e retrodunali risparmiati dall’espansione urbanistica o da altri insediamenti e verificare l’insieme delle segnalazioni di specie, vegetali o animali, di interesse biogeografico. Risulterà più semplice delineare le aree tampone e i corridoi di collegamento per i quali urgono interventi di riqualificazione o, in alternativa, aree di non intervento in cui lasciar evolvere spontaneamente le dinamiche naturali. Anche le pinete litoranee, per quanto di impianto, rappresentano elementi fondamentali del paesaggio e necessitano di opportune cure.